senza far rumore

Una volta giunti in centro non ci sorprese nemmeno un saluto
capivo cosa stesse guardando
dalla piazza si vedevano bene
quei monoliti grigi dov’era cresciuto insieme a tutti gli altri
casa sua
animata dalla presenza dei disperati

Anni fa, non ricordo quando
veniva a trovarci di corsa
passando per i campi pieni di fango
agile come una rana
tra le acque stagnanti
più sporche

Pensieroso
in silenzio, combatteva il Maestrale
con la testa dentro ai baveri del giaccone

Stava lì
con il suo cappotto
seduto su quello che rimaneva della panchina

Il freddo che c’era adesso
sembrava molto più gelido di quello che sopportavamo da ragazzini
quando giocavamo a pallone nel piazzale dei ricchi
di fronte a quello che chiamavano il palazzo dell’oro
ci si arrivava dopo più di mezz’ora
a piedi
dopo l’autobus

– Che vi mangiasse il diavolo!
ci urlavano le domestiche, dalle finestre
le stesse che prendevano l’autobus insieme a noi
per tornare a casa, la sera
sfinite

Non risparmiavamo i vaffanculo con le dita
qualcuno tappava le marmitte con le lattine di Coca Cola.

La nostra giovinezza era durata quanto quelle cose belle
come le vacanze estive
Natale
l’amore

Lo guardavo dopo tanto tempo
mangiarsi un gelato
alla ricerca di un affetto genuino
che non abitava più qui
in questa palestra contemporanea di vanità
ed egoismo

C’erano due sorrisi e nessuna parola
intuivo che cercasse compagnia
ma nella solitudine

Il suono delle campane
la voce di Dio
s’inseriva dentro al brusio dei gabbiani

Cos’erano i suoi occhi
se non un libro aperto
due finestre che bruciavano come un sole autunnale di mezzogiorno
incantevoli, certo
malgrado si scorgessero gli alberi spogli
le siepi laterali piene di immondizia
la strada nella foschia dello smog

Dava pennellate veloci agli occhi altrui
ai miei
facendosi contemplare mentre cercava nelle tasche
qualche spiccio, un fazzoletto sporco, la carta d’identità usurata

La tempesta aveva saccheggiato il suo cuore

Passammo il pomeriggio a non dirci nulla
raccogliendo castagne nei sentieri dei partigiani
c’era una ditta di albanesi, tiravano su un agriturismo con la piscina
pensava di tornare al sud ad arrangiarsi al sole

– Il calcio è in crisi
diceva
– Gli oratori sono diventati palestre, i cortili sono parcheggi a pagamento

Aspettavamo di andare a dormire
non avevamo una meta precisa
eravamo diretti laggiù, ma non sapevamo dire dove

Qualche giorno più tardi
quello che globalmente inteso si chiama carabiniere
era al bar
a parlare di argomenti strettamente connessi al nulla

La sua momentanea assenza
contribuì, in maniera significativa, alla corsa impacciata di Giovanni
verso la giunta comunale
riunita al caldo

Giovanni non era un eroe
non aveva inventato niente
non aveva ancora capito la regola dei gol fuori casa nelle competizioni Uefa
non si contraddistinse mai per gesta epiche
mai

Tranne una volta

Parlava di sé in terza persona
come Giulio Cesare nel De bello gallico

Una volta andò in giro a chiedere offerte per l’Unione Ciechi
con tanto di occhiali e bastone
e truffò una cinquantina di famiglie

Una creatività luciferina

Era il maggior esperto italiano
di sambuca Molinari

Gradiva berla col fantasma
in quanto
aggiungendo acqua
la sambuca diventa bianco opaco
somigliando al fumo

In realtà
avrebbe desiderato diventare invisibile
senza elementi macabri o sinistri

Invisibile
in modo da fare furti e rapine
a volto scoperto
rubando in assoluta tranquillità
senza far rumore

Avrebbe voluto ricominciare dal primo bacio della sua vita
riuscimmo a trovargli una stanza minuscola in una casa famiglia
[gestita dai preti

Dalla croce rossa riceveva in regalo le creme contro la psoriasi
dalla ex compagna incassava sms con discrete minacce di morte

Giovanni
per le istituzioni
rimaneva un soggetto deviato
un errore dello stato
un delinquente
una mela marcia
Giovanni sapeva che senza impiego
avrebbe ripreso a rubare nelle ville
insieme ai suoi amici albanesi
che esaltavano Berlusconi
sognavano Tony Montana
pippando cocaina tagliata con l’anestetico dei dentisti
a cui svaligiavano case e studi

La sinistra dei salotti buoni
estranea alla ribellione
osservava, sconvolta
questo figlio del niente
urlare e bestemmiare
alla presenza di un sindaco
muto
con la testa già rivolta
verso il Santo Natale

Che inverno era quell’inverno?
fredde le notti e pure il sonno senza sogni

– Che vuole lei?
gli domandarono
– cosa vuole?

Guadagnò l’attenzione di qualche consigliere comunale
e tirandosi fuori il cazzo
decise di pisciare lì
davanti a tutti

– No, niente.
Vedendo così tanti stronzi insieme, pensavo che questo fosse il cesso.
Scusate. Buon Natale!
Poi se ne andò via

Giovanni è tornato in galera poco dopo
rapina in un ufficio postale
le rare volte che bevo sambuca
la prendo col fantasma

Penso spesso
se una notte, all’improvviso
mi ritrovassi invisibile

Sicuramente andrei da lei, per cui mi batte ancora il cuore

Quanto pesa una stella dopo che l’hai persa?

Salirei le scale fino alla sua porta, due gradini alla volta
eviterei la gatta e qualche paio di scarpe
la guarderei dormire
baciandola piano
senza far rumore

Invisibile

 

a.bonomi

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2 pensieri su “senza far rumore

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